LE IMPROBABILI STRATEGIE E I FOLLI PERCORSI
DEL TERZO E QUARTO AEREO
se nel Pentagono non è mai entrato nessun aereo, dove è finito il volo AA-77?
| AA-11 (Boston) |
7.59
|
8.45
|
Torre Nord
|
UA- 175 (Boston)
|
7.58
|
9.08 |
Torre Sud
|
AA-77 (Washington)
|
8.10
|
9.41
|
Pentagono
|
UA-93 (Newark, N.J.)
|
8.01
|
10.00
|
Pennsylvania
|
Il quadro riassume gli orari di partenza e di schianto dei 4 voli,
secondo il paginone del NYTimes del 12 Sett. (sotto un particolare),
che
ricostruiva tutta la dinamica della giornata precedente (le aggiunte a
colori sono nostre).

Mentre il volo American Airlines 11, decollato da Boston alle 7.59,
colpiva la Torre Nord dopo 45 minuti, e il volo UNITED 175, decollato
da Boston alle 7.58, colpiva la Torre Sud dopo un'ora circa (i due percorsi intrecciati, in alto a destra), guardiamo
con più attenzione tempi e percorsi degli altri due voli.
TERZO AEREO - American Airlines AA-77, decollato da Washington alle 8.10 e schiantatosi sul Pentagono alle 9.41.
Guardando il tracciato di volo (sopra, in verde) salta subito
all'occhio l'improbabile strategia di questo gruppo di terroristi,
che li ha visti decollare, alle 8.10, a pochi chilometri dal
Pentagono, per andare a colpirlo alle 9.41, dopo aver
bighellonato per un'ora e mezza, pur risultando dirottato sin
dall'inizio, nei
cieli più protetti del mondo. Con il particolare di aver volato
indisturbato per ben 33 minuti - a partire dallo schianto nella II
Torre,
alle 9.08, quando
tutti capirono che la prima non era stata un incidente - in
pieno allarme rosso militare.
Ovvero, da una parte non c'era nessun bisogno di vagare per tutto quel
tempo prima di colpire (anzi, ogni minuto in più aumentava
enormemente il rischio di venire intercettati), dall'altra non c'era
nessun motivo per non averlo intercettato, appunto, almeno dieci volte
in quell'arco di tempo. Quanto stupidi si può essere da un
parte, e quanto fortunati dall'altra, nell'ambito della stessa
operazione criminale?
Vediamo infatti
COME FUNZIONA IL MECCANISMO DI EMERGENZA: Le rigidissime regole di sicurezza
dell'aviazione civile americana (FAA) prevedono che non appena un volo
finisca di appena un metro fuori rotta - e prima ancora
che il pilota venga contattato - scatti un allarme che si estende automaticamente anche a tutti i
quadranti contigui a quello interessato. Nello stesso momento, sempre
automaticamente, viene allertato il corrispondente settore di controllo aereo dei militari
(NORAD).
Si cerca quindi di contattare il pilota, e se il tutto si rivela un suo semplice errore, l'allarme rientra. Ma se per caso il
problema perdura (in caso di un'avaria strumentale,
ad esempio), il Norad fa subito alzare
due caccia dalla base più vicina (ce ne sono dappertutto, sempre
pronti a partire in pochi minuti, e disseminati in maniera strategica),
mentre i controllori civili provvedono a sgombrare uno o più
"strati" di traffico, sopra e sotto quello in cui vola l'aereo fuori
rotta. Entro pochi minuti i caccia, che viaggiano a quasi tre volte la
velocità dell'aereo commerciale, lo raggiungono, e se questo
nel frattempo non ha ancora ripreso i contatti, gli si affiancano per
cercare un contatto visivo col pilota, e fargli capire che sta
creando dei grossi problemi. E se a quel punto
venissero ignorati, o se per un motivo qualunque non riuscissero a
capirsi a gesti, gli si mettono davanti al muso, e
ondeggiano ripetutamente con le ali, il che significa "seguimi senza fare discussioni". Pare che siano
talmente bravi nel fare questo, che riescono ad obbligare un pilota
civile a seguirli dovunque vogliano, a meno che questi non
scelga di toccarsi nei cieli, rischiando di disintegrarsi a 700 KM all'ora.
Ebbene: nonostante il fatto che l'AA-77 avesse staccato il trasponder
quasi subito dopo il decollo (segno inconfondibile di dirottamento per chi è a terra, e,
a partire dalle 9.08, anche segno evidente che tale dirottamento
facesse parte dell'attacco già in corso) nulla,
assolutamente nulla di ciò che abbiamo descritto è accaduto, e
nessuno ha mai saputo spiegarne in alcun modo il perchè.
La FAA dice di aver avvisato il NORAD, il NORAD nega che
ciò sia avvenuto, le tracce radar nel frattempo sono scomparse
(ricorda qualcosa?), e non se n'è mai più saputo nulla. E
mentre nessuno è mai stato licenziato per negligenza, l'unica spiegazione che Cheney abbia mai saputo
dare è che "anche se si fossero alzati, non avrebbero fatto
in tempo a ragguingerlo".
Cosa non solo non vera (la base di Langley, si è visto in
seguito, era a 16 minuti di volo,
con i caccia a velocità di crociera), ma che tradisce una
curiosissima qualità divinatoria da parte dell'uomo che in quel
momento era al comando di tutte le forze armate americane*:
potrebbero anche non avercela fatta, in via del tutto teorica, ma lui
come faceva a
saperlo in anticipo, e con una sicurezza tale da non provare nemmeno a
farli alzare? (Tra l'altro, per quel che ne sapeva lui, stavano venendo
dritti proprio verso Washington e la Casa Bianca).
*Cheney è stato saldamente al comando della situazione, nel
bunker della Casa Bianca, dal primo all'ultimo momento, mentre Bush,
che casualmente quella mattina si trovava in
Florida, stava ora venendo spupazzato per i
cieli d'America - pare contro la sua volontà - con la scusa
di portarlo al riparo in un qualche "nascondiglio segreto". E quando
finalmente è riuscito a rientrare a Washìngton, alle
sette di sera, lo spettacolo era già finito da un pezzo.
Ora, se c'è davvero qualcuno che pensa di potersi impadronire di
un aereo commerciale in un giorno come quello, spegnere il trasponder e andarsene in giro
tranquillo per i cieli d'America, senza
più rispondere alle chiamate da terra, per più di trenta secondi,
alzi gentilmente la mano che vorrei farmi una fotografia accanto a lui.
IL QUARTO AEREO - United Airlines UA-93, decollato da Newark
(il terzo aeroporto di New York) alle 8.01, e schiantatosi in Pennsylvamnia alle 10.
Ancor più anomali, quel giorno, appaiono sia il percorso che il comportamento
del quarto aereo, quello poi caduto nei campi della Pennsylvania (in giallo nella mappa sopra).
Come si vede anche loro, per qualche strano motivo, hanno deciso - nonostante le
torri già bruciassero, e loro risultassero dirottati da un bel pò - di farsi una puntatina fuori porta, prima
di tornare in
città a schiantarsi contro qualcosa di solido.
Ma al di là della ridicolaggine strategica (bene o
male questa gente ci ha messo quattro anni - ci dicono - a programmare tutto nei minimi dettagli), qui la cosa risulta proprio
inattuabile da un punto di vista pratico. Se per l'AA-77 (Pentagono)
sfuggire ai caccia
per mezz' ora sarebbe stato già da Guinness dei Primati (non
dimentichiamio fra l'altro che alla guida, ci dicono sempre, c'erano
tutti pivellini che
non avevano mai toccato niente più grosso di un Cessna
monomotore) per l'UA-93 il tempo della fuga si allungherebbe
addirittura ad
un'ora, alla quale va aggiunta la mezz'ora circa che mancava per
arrivare a Washington.
Ovvero, con tutto il paese che ha capito alle 9.08 di essere sotto
attacco multiplo, e col tuo arereo che risulta dirottato già da
più di
mezz'ora (anche qui, nessun caccia gli si è
avvivìcinato), tu cosa fai? Punti dritto sul tuo bersaglio coi
motori al massimo, e preghi dio di fare in tempo, o gli aggiungi anche
un giretto sui Grandi Laghi, per poi prenderti una rincorsa di almeno
1500
kilometri (Milano-Catania, più o meno) sul bersaglio che
già avevi sottomano?
Di fronte a questa incongruenza di fondo non può che sorgere un legittimo dubbio:
NON È CHE PER CASO CI FOSSE
INVECE UNA VERA E PROPRIA NECESSITÀ DI FAR PASSARE TUTTO QUEL
TEMPO PER AMBEDUE GLI AEREI?
Proviamo a dare un'occhiata al particolare indicato al punto 6 (sotto),
dalla stessa ricostruzione fatta dal NYT il 12 Settembre:
"Poco prima di colpire il Pentagono - dice il testo - l'aereo [AA-77]
è sceso di quota ed è scomparso dagli schermi radar".
Ora, se teniamo presente quello che abbiamo concluso dal "
Segreto del Pentagono"
(chi
non l'ha letto è di nuovo invitato a farlo, prima di procedere),
e ci aggiungiamo il fatto che anche il volo UA-93, per una strana
coincidenza,
è scomparso dagli schermi radar - e lui per un periodo
di tempo molto più lungo dell'AA-77 (si parla almeno di
mezz'ora) - ci si può anche porre la seguente domanda:
Quanto ci vuole per far atterrare un
aereo (AA-77) in una delle tante basi militari segrete, e trasbordarne
i passeggeri su un
secondo (UA-93), da poco atterrato anche lui, il quale riparte subito
dopo col pieno
carico, solo per "andarsi a schiantare" in quel della Pennsylvania?
Mentre il primo
rimane lì (verrà in seguito smantellato e fatto sparire)
e al suo
posto si alza invece qualcosa che verrà visto colpire il
Pentagono "a velocità folle e con acrobazie mai viste per un
aereo di quel tipo"? (Guidato da gente, ripetiamo, che non ne ha mai
visto uno prima nemmeno da lontano).
NOTA: Per questo volo, come per
tutti gli altri, c'è poi una lista infinita di obiezioni
secondarie, che vanno dalle impossibili telefonate dal cielo fatte dai
passeggeri coi telefonini, agli strani ragionamenti di chi avrebbe
deciso di abbattere l'aereo su cui vola senza nemmeno pensare di
poterne prima riprendere il controllo, e magari riuscire pure a
portarlo a terra in
qualche modo. (Voglio dire, siamo qui in metà di mille: se
qualcuno solo mi tiene fermi 'sti terroristi, io a guidare un affare
così ci provo pure, anche se non ho mai passato nemmeno la
patente per il motorino. A crepare facciamo sempre in tempo dopo, no?
Invece loro no, secondo la versione ufficiale si sono messi
direttamente d'accordo per il suicidio collettivo, hanno sfondato la
porta della cabina e si sono lanciato a corpo morto sui comandi).
Seguendo però il principio di non mescolare troppi elementi a
discapito dei più forti, qui ci siamo limitati a mettere in
risalto l'assurdità strategica dei terroristi e
l'implausibilità assoluta di una difesa militare completamente
assente. Offrendo nel frattempo una soluzione accettabile all'altrimenti inspiegabile dilemma.
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